Il colloquio di lavoro (step3)
C’è un panorama agghiacciante in Italia e riguarda proprio tutti coloro che hanno già una buona formazione o un buon curriculum: non ci sono adeguati controlli verso gli enti che propongono ancora ulteriori stage, rispetto quelli già portati a termine, o lavori o mansioni abbondantemente al di sotto del proprio livello professionale. La causa di tutto questo forse consiste proprio nella legislatura attinente e nel controllo precedentemente detto. Quello che è un concetto ben presente nella realtà lavorativa di oggi quale quello di “flessibilità” si è così trasformato in vera e propria “precarietà”. Le analogie “all’italiana” si sprecano…infatti si ricorda, ad onor di cronaca, il procedere non controllato che caratterizzò il passaggio lira-euro e segnò inevitabilmente le tasche di noi italiani.
Essere precari significa, in un certo modo, essere instabili e soffrire di questa condizione anche a livello psicologico. La precarietà ha a che fare da vicino con la pessima gestione dei sistemi sociali, dal settore pubblico al privato, dalle scuole alle strutture sanitarie. Non è compito di questa rubrica giudicare sistemi e strategie socio lavorative come la “flessibilità” e, a tal proposito, criticarne o riconoscerne in modo esclusivo le peculiarità positive o negative che siano.
Quando siamo assunti da un’azienda pubblica o privata che sia dovremmo chiederci qual’è il modo in cui quella stessa azienda ci vede…se come risorsa umana o come persona. Questo gioca un ruolo fondamentale anche nelle iniziative prese rispetto i vari corsi di aggiornamento o di formazione in generale che ci sollecita od obbliga a fare. Ogni organizzazione, nel mondo odierno, dovrebbe diventare “people intensive”…ossia fortemente attenta ed incentrata alle persone e, questo, perché un’azienda non è solo un soggetto economico ma anche etico…una sorta di microcosmo umano con l’assunzione di precise responsabilità sia a livello di singolo lavoratore che di tutta la collettività che rappresenta.
La comunicazione esterna compiuta da un’azienda rispetto i propri clienti deve necessariamente essere affiancata da un’ottima comunicazione interna cioè il benessere e la tranquillità di obiettivi sicuramente detti in modo direttivo ma comunque condivisi dai dipendenti. In poche parole il direttivo di un’organizzazione dovrebbe saper creare le giuste condizioni psicologiche legate alla sfida, alla motivazione e al consenso comune o quasi su questi due fattori. La soddisfazione diviene, quindi, il primo step di un processo psicologico interno alle persone e ben si collega all’azione manageriale di comunicazione rispetto quello che è e dove vuole arrivare quella determinata attività.
L’interpretazione e l’impiego che si fa dei propri dipendenti si diversifica notevolmente se, chi ci gestisce dal punto di vista lavorativo, ci vede come risorsa umana o come persona che pensa, prova emozioni e comunica. Un’organizzazione che ci vede come essere umani provvederà dunque a tenerci sicuramente più aggiornati, ben formati e con un buon grado di soddisfazione…ci farà percepire il nostro posto di lavoro…un po’ come se fosse unico!